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Partita IVA forfettaria insegnante privato: cosa sapere

Dai lezioni private o ripetizioni e non sai se ti conviene aprire la partita IVA? Scopri i vantaggi e le agevolazioni del regime forfettario.
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Stai pensando di aprire una partita IVA da docente? L’insegnamento privato e le ripetizioni a pagamento sono viste da molti insegnanti come un modo per arrotondare e arrivare più tranquillamente a fine mese. Si tratta di una pratica comune anche tra gli studenti universitari, che utilizzano le lezioni private per riuscire a pagare gli studi. 

Nonostante questa pratica sia estremamente diffusa, non tutti conoscono i passaggi necessari per mettersi in regola e giustificare quanto guadagnato al Fisco, né quali siano gli obblighi e i divieti per chi dispone già di una cattedra.

Continua a leggere questo articolo per scoprire tutto quanto serve sapere sulla partita IVA per insegnanti.

Come aprire Partita Iva docente privato

Non sempre è necessario aprire una partita IVA per dare ripetizioni a pagamento.

Nel caso in cui questo lavoro sia fatto saltuariamente e per un periodo di tempo relativamente breve, si può utilizzare lo strumento del reddito di lavoro autonomo occasionale. In questo caso basterà rilasciare un’opportuna ricevuta non fiscale. A questa ricevuta andrà applicata una marca da bollo da 2,00 euro per prestazioni superiori ai 77,47 euro. 

Nel caso in cui le ripetizioni siano continuative nel tempo è invece necessario aprire una partita IVA. 

Aprire partita IVA insegnante: cosa fare?

Aprire la partita IVA è ormai un processo relativamente semplice. La pratica comincia con il modulo AA9/12, che rappresenta una dichiarazione di inizio attività. Questo modulo va compilato e inviato all’Agenzia delle Entrate. 

All’interno del modulo di dichiarazione bisogna inserire i propri dati, tra cui il codice fiscale, la residenza e la data di nascita. Bisogna inoltre inserire il codice ATECO, che identifica il tipo di attività che si andrà a svolgere e determina il coefficiente di redditività dell’attività. 

Nel modulo va indicato anche il regime fiscale che si intende seguire. Questo determina il metodo di calcolo del reddito imponibile e delle relative imposte. Nel caso del docente privato si tratta di scegliere tra regime semplificato e regime forfettario. Casi particolari a parte, la scelta ricadrà comunque sempre sul secondo.

La consegna effettiva del modulo, opportunamente compilato, può avvenire in tre modi diversi:

  • invio telematico tramite gli strumenti della comunicazione unica d’impresa messi a disposizione dalla Camera di Commercio. Si tratta di un processo guidato espletabile interamente sul web;
  • raccomandata con ricevuta di ritorno, contenente anche una fotocopia del documento. Questa raccomandata va indirizzata a un ufficio dell’Agenzia delle Entrate;
  • andare di persona presso uno degli uffici dell’Agenzia delle Entrate. In questo caso è anche possibile avvalersi di una delega.

Codice ATECO insegnante privato: qual è?

Se vuoi aprire un codice ATECO da docente privato, devi fare attenzione: potrebbe cambiare in base a cosa insegni.

Il codice ATECO per ripetizioni e doposcuola è 85.59.90 – Altri servizi di istruzione nca.

Il codice ATECO per insegnante di yoga o sport è 85.51.00 – Corsi sportivi e ricreativi.

Quello per insegnanti di lingue invece è 85.59.30 – Scuole e corsi di lingua.

In tutti e tre i casi il coefficiente di redditività, utile a calcolare il reddito imponibile nel regime forfettario, è del 78%.

Aprire partita IVA: come diventare insegnante privato?

A differenza del docente con cattedra pubblica o privata, per diventare un insegnante privato non ci sono particolari requisiti. Vi sono però una serie di conoscenze e abilità che possono facilitare il lavoro. 

Un buon percorso di studi può aiutare nella costruzione del proprio profilo professionale e attività professionali inerenti la materia di insegnamento possono arricchire ulteriormente il curriculum e attirare più clienti. 

Partita IVA se docente pubblico: è possibile?

I docenti che insegnano a tempo pieno presso una scuola pubblica sono sottoposti ad alcune limitazioni per quanto riguarda il lavoro da privato. Quella del docente pubblico full-time è un’attività esclusiva, per questo è necessario prima di tutto fare richiesta al preside dell’istituto presso il quale si lavora. 

Una volta ottenuto il consenso, ci sono comunque una serie di limitazioni.

Per i docenti pubblici è assolutamente vietato impartire lezioni private a studenti iscritti allo stesso istituto presso il quale si insegna. Vi è poi un obbligo di mantenere l’attività di insegnante privato fuori dagli orari di insegnamento scolastico. L’attività privata non deve in alcun modo entrare in conflitto con quella di docente con cattedra. È inoltre vietato utilizzare la partita IVA per attività di natura commerciale, professionale o industriale. 

Per quanto riguarda i docenti che lavorano part-time, con un contratto di lavoro a tempo parziale al 50% o inferiore, è possibile svolgere attività di lavoro autonomo o subordinato senza richiedere autorizzazione al preside. 

Non ci sono particolari restrizioni neanche per gli insegnanti con partita IVA che svolgono lezioni presso scuole private.

Regime forfettario Insegnante Privato

Per chi intende avviare una piccola attività da insegnante privato, la scelta migliore è quasi sempre quella di avvalersi del regime forfettario, a condizione che si rientri nei requisiti.

Regime forfettario o Semplificato Docente: le differenze

Una scelta importante per chiunque intenda aprire una partita IVA è quella del regime fiscale. Le differenze principali tra il regime forfettario e quello semplificato sono il metodo di calcolo del reddito imponibile e le procedure contabili che si è tenuti a rispettare. 

Gli insegnanti privati che fanno utilizzo del regime fiscale semplificato sono tenuti a registrarsi per la contabilità ordinaria. Queste attività devono mantenere un libro contabile e applicano l’IVA in fattura. Si tratta di un regime particolarmente problematico da sostenere per chi ha una piccola attività privata e non dispone di un consulente. 

Il regime forfettario è decisamente più semplice da gestire per le nuove attività e presenta diverse agevolazioni e vantaggi, tra cui un calcolo facilitato della tassazione e del reddito imponibile e un’imposta ridotta per i primi cinque anni dall’inizio dell’attività. 

Questo regime è però soggetto a diverse limitazioni tra le quali due particolarmente importanti. La prima limitazione è l’incasso massimo nel corso di un anno, che ha un limite di 65.000 euro. Se si supera questo limite, non è possibile accedere al regime fiscale forfetario per l’anno successivo. La seconda limitazione (probabilmente più rilevante per questo tipo di attività) riguarda il reddito da lavoro dipendente percepito: il reddito lordo percepito da un contratto di lavoro dipendente non può superare i 30.000 euro annui

Aprire la partita IVA forfettaria insegnante privato: come fare

Come anticipato, il regime da seguire per la propria partita IVA va specificato all’interno del modulo AA9/12. All’interno delle istruzioni per la compilazione presenti nel documento, si trova il codice da immettere per il regime contabile forfettario.

Docente privato: il regime forfettario conviene?

Il regime forfettario è estremamente conveniente per le piccole attività, specialmente per quelle nuove e con poche spese detraibili. 

Questo regime consente di calcolare l’imponibile in maniera molto semplice, utilizzando il coefficiente di redditività legato al codice ATECO. 

A questo imponibile viene applicata un’imposta che si sostituisce ai normali tributi che andrebbero versati. L’aliquota d’imposta è pari al 5% del reddito imponibile per i primi 5 anni dall’apertura dell’attività. Successivamente l’aliquota si alza al 15%. Chi utilizza questo regime fiscale è inoltre esente dall’applicazione dell’IVA in fattura.

Costi Commercialista per Partita IVA Forfettaria Docente privato

Il costo di un commercialista per partita IVA varia notevolmente in base all’area geografica. Il prezzo medio si aggira sui 500 euro annui, ma se ne possono trovare a prezzi molto più bassi, con consulenti che forniscono servizi a 300 euro o meno.

Su internet sono disponibili diversi portali online come Consulens che forniscono consulenze digitali a cifre ancora più contenute, sia per l’apertura che per il mantenimento della partita IVA da insegnante privato. 

Scadenze acconti e saldo per dare ripetizioni in Regime forfettario

Per chi ha una partita IVA per ripetizioni private, le scadenze da ricordare di acconti e saldo sono il 30 giugno e il 30 novembre. Il saldo deve essere versato entro il 30 giugno, assieme al 50% delle imposte per l’anno successivo. Le imposte restanti vanno versate entro il 30 novembre.

INPS e contributi insegnante privato

Gli insegnanti privati in possesso di partita IVA e quelli che superano i 5.000 euro annui lordi di introiti sono tenuti a iscriversi alla gestione separata per i contributi previdenziali INPS.

La gestione separata è infatti obbligatoria per tutti i lavoratori autonomi non iscritti ad altre forme previdenziali, come sono invece i professionisti iscritti a ordini professionali come gli architetti con partita IVA o i farmacisti con partita IVA. Le aliquote del contributo previdenziale vengono calcolate ogni anno dall’INPS e applicate sul reddito imponibile. 

Per questi versamenti è necessario utilizzare il modello F24.

Come per l’acconto e il saldo previsto sui redditi, le scadenze per la contribuzione INPS sono: 

  • 30 giugno per i contributi dell’anno precedente e quelli in acconto dell’anno in corso;
  • 30 novembre per il secondo acconto.

Partita IVA per ripetizioni: cosa sapere

È importante sapere che dal 1 luglio 2022 viene applicato l’obbligo di fatturazione elettronica anche sulle partite IVA a regime forfettario. Si tratta di un sistema digitale che permette di emettere e conservare fatture. Sul web sono disponibili diverse soluzioni per la gestione della fatturazione elettronica, con prezzi relativamente bassi. 

Quando aprire la partita IVA come insegnante?

Prima di aprire una partita IVA è importante comprendere bene quali sono le prospettive dell’attività che si intende avviare. Se infatti gli introiti sono bassi e le prestazioni lavorative sono saltuarie e incostanti è probabilmente meglio affidarsi al reddito da lavoro autonomo occasionale.

Nel caso in cui invece si voglia rendere l’insegnamento privato una vera e propria attività da effettuare con costanza, allora vi è la necessità di aprire un partita IVA. Da notare che le spese per una partita IVA forfettaria sono comunque relativamente ridotte ed è possibile fare un anno di prova senza incorrere in costi di gestione elevati. 

Supplenze brevi e partita IVA

I docenti assunti per supplenze brevi non sono sottoposti agli stessi vincoli di esclusività a cui sono sottoposti quelli con una cattedra. 

Aprire la partita iva come insegnante: conviene?

La partita IVA è estremamente conveniente per chi intende avviare un’attività a lungo termine, e nel caso del regime forfettario le spese sono contenute. Nonostante questo è sempre consigliabile richiedere una consulenza a un esperto contabile, soprattutto per chi ha più di un lavoro.

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