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Farmacista freelance: come aprire partita IVA e quanto si guadagna?

Abbandonare il posto fisso e diventare farmacista a partita IVA: conviene?
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Negli ultimi anni ha preso sempre più piede tra farmaciste e farmacisti l’opzione di aprire una partita IVA e operare così da farmacista freelance.

L’attrattiva per la libera professione è motivata da diversi fattori: la maggiore capacità di contrattazione dello stipendio, la possibilità di guadagnare di più e di decidere gli orari di lavoro, l’opportunità di fare lavori diversi.

A questi vantaggi corrispondono alcune sfide, tipiche della libera professione, come la mancanza di benefit e l’eventualità che non si trovi lavoro in maniera continuativa. Per queste ragioni è importante conoscere bene cosa comporta aprire una partita IVA da farmacista e farsi seguire da una gruppo di commercialisti esperti come quelli di Consulens.

Perché aprire la partita IVA da farmacista freelance

I farmacisti sono diventati negli ultimi anni delle risorse ancora più importanti per la comunità. La domanda di farmacisti è incrementata notevolmente e sempre più farmacie si rivolgono a farmacisti con partita IVA.

Questa posizione fiscale, che prima era adottata solo da farmacisti che volessero evitare il lavoro full-time, è diventata uno strumento utilissimo.

Negli ultimi tempi, in molti fra operatori e operatrici del settore hanno scelto di diventare farmacisti freelance, insoddisfatti dalla bassa retribuzione, dall’assenza di welfare e dallo scarso bilanciamento fra vita privata e lavorativa.

La partita IVA da farmacista, rispetto al lavoro da dipendente ha diversi vantaggi. Ad esempio, permette di:

  • collaborare con più farmacie;
  • intraprendere percorsi di formazione e perfezionamento verso ambiti lavorativi più specializzati;
  • scegliere quando lavorare e quando dedicarsi al riposo o alla formazione;
  • negoziare la propria tariffa oraria e, di conseguenza, guadagnare di più.

 

A questi elementi dobbiamo aggiungere inoltre l’opportunità che presenta la tassazione agevolata del regime forfettario, opzione assolutamente da non perdere per una nuova partita IVA che vuole risparmiare sulle imposte.

Il farmacista libero professionista in forfettario

Il numero di partita IVA è un codice che permette all’Agenzia delle Entrate di identificare univocamente un’attività e potere quindi applicare l’imposta sul valore aggiunto. Il modo in cui viene calcolata questa imposta dipende dalla scelta del regime fiscale all’inizio dell’anno fiscale. Tra i diversi regimi, il più vantaggioso e diffuso per i farmacisti liberi professionisti è il regime forfettario. Questo particolare regime fornisce diverse agevolazioni ai professionisti e alle piccole attività e riduce di molto la complessità del calcolo della tassazione.

Quando un aspirante professionista ci contatta per l’apertura di una nuova partita IVA da farmacista, salvo casi eccezionali gli esperti di Consulens consigliano sempre il regime agevolato.

Per richiedere ulteriori informazioni, contattaci attraverso il form dedicato.

Requisiti per il lavoro da farmacista

Quello del farmacista è un lavoro altamente specializzato, il cui ruolo principale e quello di preparare e distribuire medicinali e prodotti per la salute. Quali sono i requisiti per esercitare come farmacista freelance?

Per lavorare in questo ambito è necessario innanzitutto conseguire una laurea magistrale in Farmacia o in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche.

In seguito alla legge del 9 novembre 2021, l’esame finale della laurea in Farmacia è considerato abilitante, il che significa che non è più necessario ottenere l’abilitazione attraverso un esame di Stato separato. Una volta abilitati alla professione è richiesta l’iscrizione all’albo dei farmacisti.

Farmacista libero professionista: come aprire la partita IVA

Una volta che si è stati abilitati alla professione, per aprire una partita IVA online bisogna compilare il modello apposito e inviarlo presso l’Agenzia delle Entrate.

Per chi non fosse particolarmente preparato in ambito fiscale è possibile rivolgersi a un intermediario, che prende in carico la gestione della pratica di apertura partita IVA. Ti ricordiamo che puoi richiedere a Consulens una call sulla tua situazione fiscale e, eventualmente, affidarci l’apertura gratuita della partita IVA.

Compilazione modello AA9/12 per farmacisti

Il modello AA9/12 è una Dichiarazione di inizio attività, variazione dati o cessazione attività ai fini IVA e viene utilizzato dal farmacista (o dal commercialista) per dare il via al processo di apertura della partita IVA.

 All’interno del modello bisogna inserire i dati personali, i dati relativi all’attività che si vuole intraprendere e il codice ATECO relativo alla tipologia di mestiere che si andrà a esercitare. Alla fine del modello è presente una spiegazione delle diverse voci presenti. 

Codice ATECO per i farmacisti

Nel caso dei regimi forfettari, il calcolo dell’imponibile ai fini IVA dipende dal codice ATECO. Questo codice identifica il tipo di attività che si svolge e fornisce un relativo coefficiente di redditività. La percentuale di quest’ultimo va a determinare il reddito imponibile, quello cioè soggetto a tassazione.

Nel caso delle partite IVA per farmacisti però non esiste un codice univoco che identifichi l’attività. L’Ente nazionale di previdenza e di assistenza farmacisti consiglia quattro diversi codici ATECO:

74.90.93 per Attività tecniche non classificate altrimenti;

74.90.99 per Altre attività professionali N.C.A.;

86.90.29 per Attività paramediche indipendenti N.C.A.;

86.90.42 per Servizi di ambulanza, delle banche di sangue e altri servizi sanitari N.C.A.

Nonostante ognuno di questi codici risulti valido al fine di identificare l’attività di farmacista, il consiglio è quello di rivolgersi all’ordine locale dei farmacisti per ulteriori chiarimenti.

Dal punto di vista strettamente tributario comunque non dovrebbero esserci differenze, perché il coefficiente di redditività è sempre del 78%.

Se stai pensando invece di aprire una farmacia come ditta individuale, il codice ATECO è 47.73.1 – Commercio al dettaglio in esercizi specializzati di prodotti farmaceutici.

Conviene aprire una partita IVA da farmacista?

Dare inizio a una carriera da libero professionista è un passaggio importante per chi intende lavorare come farmacista. Di solito chi intraprende questa strada intende collaborare con diverse farmacie e parafarmacie, magari prestando i propri servizi per incarichi stagionali o notturni.

Si tratta di una posizione che permette di avere un certo potere contrattuale, un certo vantaggio soprattutto in Regioni o città in cui il costo della vita è più alto.

Vantaggi e svantaggi del regime forfettario

Prima di aprire una partita IVA è importante conoscere i vantaggi e gli svantaggi che tale posizione fiscale comporta per un farmacista.

Importanti vantaggi per il farmacista libero professionista sono la flessibilità nella scelta del lavoro e la possibilità di contrattare compensi più alti. Trattandosi di un rapporto di collaboratore e non di dipendente, il farmacista a partita IVA ha più libertà nella scelta dei turni e dei periodi lavorativi. Inoltre, i costi della partita IVA forfettaria sono molto contenuti.

Per i primi cinque anni di attività, infatti, l’imposta per i regimi forfettari è ridotta al 5% dell’imponibile. Se apri la partita IVA con Consulens avrai poi un anno di contabilità gratis.

Rispetto a un contratto di lavoro subordinato vi sono naturalmente alcuni svantaggi, come l’assenza di ferie pagate e di remunerazione durante i giorni di malattia.

Bisogna tenere presente che non si hanno tutte le sicurezze contrattuali di un lavoro dipendente.

Cosa fa un farmacista a partita IVA?

Nonostante si tratti di un lavoro altamente specializzato, lo stipendio medio del farmacista dipendente in Italia si attesta fra i 1.300 e i 1.600 euro al mese.

Un farmacista libero professionista può non solo richiedere tariffe più alte, ma anche spaziare tra diversi mestieri in ambito farmaceutico. Con la flessibilità data dalla partita IVA, i laureati in farmacia possono lavorare in diversi contesti, operando come:

  • Farmacisti ospedalieri
  • Product specialist
  • Operatore Produzione Farmaceutica
  • Social media manager per farmacie o prodotti farmaceutici
  • Influencer marketer
  • Sales Representative

Costo della partita IVA e prezzi dei commercialisti

Per aprire la partita IVA non vi è di base alcun costo, basta compilare l’apposito modulo e presentarlo all’Agenzia delle Entrate. Naturalmente dovrai considerare il costo del commercialista per forfettario, che per l’intera pratica potrebbero ammontare a circa 400€ più i costi di gestione annuale.

Se scegli Consulens potrai risparmiare risparmiare su entrambe le tipologie di costi. Avrai inoltre a disposizione un team di esperti in riduzione del carico fiscale e una piattaforma dedicata attraverso cui monitorare la tua situazione fiscale ed emettere fatture elettroniche.

Contributi e scadenze per i farmacisti in forfettario

Veniamo adesso a quali sono le tasse che un farmacista con partita IVA deve pagare.

La categoria dei farmacisti versa i propri contributi all’ENPAF invece che all’INPS. Questo contributo viene stabilito in misura fissa, ma alcune categorie di esercenti hanno la possibilità di chiedere una riduzione percentuale (Contributi Previdenziali ENPAF).

Le scadenze nel 2022 per quanto riguarda i contributi ENPAF sono tre:

– 30 giugno, prima rata;

– 1 agosto, seconda rata;

– 31 agosto, terza rata.

Per quanto riguarda invece la Dichiarazione dei redditi 2022, per l’anno di imposta 2021, la scadenza è il 30 novembre 2022. Si può tardare fino a un massimo di 90 giorni pagando una sanzione di 25 euro.

Farmacista in regime forfettario: esempio tasse

Vediamo adesso un esempio pratico di quanto può guadagnare un farmacista libero professionista.

Reddito imponibile

Innanzitutto determiniamo il reddito imponibile per calcolare le imposte e scoprire l’incasso netto.

Ricavi incassati * coefficiente di redditività (in base al codice ATECO) = Reddito imponibile

Esempio: un farmacista ha fatturato 30.000 euro totali nel 2023.

30.000 * 78% = 23.400 euro

Oneri deducibili

Gli unici oneri deducibili sono i contributi previdenziali. I farmacisti iscritti all’albo devono versare i contributi all’ENPAF. Se hai già versato contributi, per ottenere il reddito imponibile devi sottrarre tali spese. Altrimenti, salta questo passaggio.

Esempio: nel 2023 il farmacista ha versato all’ENPAF 5.041 euro

23.400 – 5.041 = 18.359 euro

Imposta sostitutiva

Al reddito imponibile si applica l’imposta sostitutiva, al 15% o al 5%.

Reddito imponibile * imposta sostitutiva = imposta a debito

Esempio: il farmacista ha aperto la partita IVA da meno di cinque anni, quindi si può applicare l’imposta al 5%:

18.359 * 5% = 918 euro

Guadagno netto

Ora ai ricavi incassati (30.000 euro) sottraiamo il totale di tasse e contributi per scoprire l’incasso netto:

30.000 – (936 + 4.680) = 24.041 euro

Hai ulteriori dubbi sull’apertura della partita IVA da farmacista? Non sai se il forfettario fa al caso tuo o come gestire la contabilità? Contattaci attraverso il modulo qui in basso, i nostri esperti ti contatteranno in poco tempo.

Farmacista partita IVA: FAQ

Quanto può guadagnare un farmacista con partita IVA? Questo dipende dal livello di esperienza e specializzazione.

In generale, possiamo affermare che un farmacista con partita IVA può guadagnare più di un farmacista dipendente, il cui stipendio medio in Italia è di € 28.000 l’anno e di €14,36 euro l’ora.

Fra i vari inquadramenti, è il direttore di farmacia quello che guadagna di più. Ci sono però altri livelli di specializzazione che consentono di guadagnare bene, come il farmacista ospedaliero e l’operatore di produzione farmaceutica.

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