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Partita IVA Architetto 2024: come aprire, costi, obblighi

Vuoi aprire una partita IVA da architetto? Ecco tutto quanto occorre sapere per avviare la tua attività.
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Per chi intende aprire uno studio di architetto o mettersi a lavorare in proprio come consulente nell’ambito dell’architettura, un passo essenziale è rappresentato dall’apertura della partita IVA. Questa procedura, che sembra estremamente complessa e articolata, nel corso degli anni è stata molto semplificata, anche grazie all’adozione di strumenti web nella compilazione e trasmissione delle pratiche.

Leggi questo articolo per scoprire tutto quanto bisogna sapere sull’apertura della partita IVA da architetto e se il regime forfettario conviene anche a questa categoria.

Apertura partita IVA da architetto

Quando si apre una partita IVA da architetto, si sta richiedendo un codice unico che identifica la propria azienda o attività in tutta l’Unione Europea. Attraverso questo codice l’Agenzia delle Entrate può identificare univocamente lo studio di architetti o il professionista in modo da potere procedere all’imposizione fiscale indiretta (o IVA).

Aprire la partita IVA online significa dunque, a tutti gli effetti, dare inizio al proprio studio di disegno industriale, alla propria attività di consulenza urbanistica o a qualsiasi altra sia la propria attività d’architetti.

Come si diventa architetti?

Per diventare architetti bisogna conseguire una laurea compatibile con le discipline richieste dall’Ordine degli Architetti e superare l’Esame di Stato.

Una volta ottenuta l’abilitazione allo svolgimento della professione è necessario iscriversi all’albo professionale degli architetti presso l’Ordine degli Architetti della propria provincia di residenza

A questo punto, se si intende lavorare in proprio, è necessario aprire una partita IVA. 

Quando e come devo aprire partita Iva come architetto?

È importante aprire la partita IVA il prima possibile, in quanto questa è richiesta per dare il via a diverse altre pratiche necessarie per l’attività.

Una volta superato l’esame di stato si può avviare la procedura di apertura IVA, accompagnata dall’iscrizione a Inarcassa (la cassa di previdenza e assistenza per ingegneri e architetti che si sostituisce alla Gestione Separata INPS).

Oggi come oggi il processo di richiesta di partita IVA per le piccole attività è stato semplificato notevolmente. I modi per avviare la pratica sono diversi. È infatti possibile:

  • inviare una raccomandata con ricevuta di ritorno indirizzata a uno degli uffici dell’Agenzia delle Entrate, alla quale allegare una fotocopia del documento di identificazione;
  • recarsi di persona o delegare una persona all’ufficio dell’Agenzia delle Entrate;
  • utilizzare gli strumenti web messi a disposizione dalla Camera di Commercio, effettuando una richiesta per via telematica.

Chi non è tenuto a iscriversi nel Registro delle imprese o nel Registro delle notizie economiche e amministrative può compilare semplicemente il modello AA9/12, il quale andrà presentato entro 30 giorni dalla data di inizio dell’attività. Questo è il modello di Richiesta Apertura, variazione e chiusura Partita Iva Persone Fisiche e rappresenta il modulo standard per questo tipo di operazione.

Qual è il codice ATECO per gli architetti?

Nel compilare il modello per la richiesta di partita IVA è necessario immettere il codice ATECO legato alla propria attività. Questi codici determinano sia la soglia per il regime forfetario che il coefficiente di redditività.

Nel caso di Attività degli studi di architettura, il codice ATECO è 71.11.00. Questa particolare classe di partite IVA può accedere al regime forfettario con un soglia di ricavi massima pari a 65.000 euro. Per quanto riguarda il coefficiente di redditività, nel caso degli studi di architettura questo è pari al 78%.

Come aprire la partita Iva da architetto online?

Per aprire una partita IVA da architetto si può visitare il sito dell’Agenzia delle Entrate, dove sono presenti i modelli, le classificazioni ATECO e il servizio Comunica Starweb che permette di espletare la pratica in via telematica.

Il portale Comunica Starweb consente di compilare un modello unico, il quale viene inoltrato a tutti gli enti di competenza.

Attraverso questa pratica si possono esaurire i propri doveri non solo verso l’Agenzia delle Entrate, ma anche verso il Registro Imprese, l’INPS, l’INAIL e SUAP. Per utilizzare la Comunicazione Unica è necessario disporre sia di Firma Digitale sia di Posta Elettronica Certificata (PEC)

Un altro modo per aprire una partita IVA come studio di architettura è quello di affidarsi a una piattaforma esterna che possa seguire il processo. Vi sono diversi servizi di apertura e gestione di partita IVA che in cambio di un canone annuale possono occuparsi di sbrigare le diverse pratiche e alleggerire il lavoro.

Se si è già in contatto con uno studio contabile, è un’ottima idea richiedere una consulenza, specialmente per i casi più complessi o per chi non ha tanta dimestichezza con le pratiche burocratiche. 

Aprire Partita Iva per architetti in regime forfettario o semplificato: le differenze

Le partite IVA degli architetti non sono tutte uguali. A seconda delle dimensioni e della tipologia di attività o impresa che si intende avviare, si deve scegliere uno fra due regimi fiscali: regime semplificato (automatico per i professionisti) e regime forfettario. Il regime fiscale determina il modo in cui viene calcolato l’imponibile sull’incasso annuale allo scopo della tassazione IVA. 

Il regime forfettario è quello più vantaggioso per la maggior parte delle piccole partite IVA e rappresenta un regime agevolato che pone però dei requisiti da rispettare. Uno dei vincoli è rappresentato dalla soglia di reddito massimo, che non può superare i 65.000 euro in una singola annualità.

Se ti interessa sapere in maniera approfondita quali sono le differenze fra regime ordinario, semplificato e forfettario, ti invitiamo a leggere la nostra guida cliccando sul link precedente.

I vantaggi del regime fiscale forfettario per la professione di architetto

Introdotto nel 2016, il regime fiscale forfettario fornisce diverse agevolazioni agli architetti. Chi accede a questo regime fiscale può versare una singola imposta pari al 5% dell’imponibile per i primi cinque anni dall’avvio dell’attività, per poi passare al 15%. Questa somma è un’imposta sostitutiva che viene applicata al reddito forfettariamente determinato.

Perché si possa usufruire di contribuire con il 5% anziché con il 15% è necessario che il contribuente non abbia esercitato attività artistica, professionale o d’impresa nei tre anni precedenti all’inizio dell’attività. Questa attività non deve inoltre costituire una prosecuzione di un’attività precedente e dev’essere a tutti gli effetti una nuova attività.

Oltre all’imposta fissa, chi lavora con un regime forfettario di partita IVA non è tenuto a liquidare l’imposta e non è obbligato a presentare la dichiarazione e la comunicazione annuale IVA. Assente è anche l’obbligo di registrare i corrispettivi, le fatture emesse e le ricevute. 

Tasse da pagare nell’anno in forfettario per una Partita Iva come architetto

Come detto, gli architetti che utilizzano la partita IVA a regime forfettario tipicamente devono versare ogni anno il corrispettivo dell’imposta sostitutiva con aliquota al 5% o al 15% e i contributi previdenziali obbligatori. 

L’imposta sostitutiva prende il posto di tutte le imposte applicate normalmente nel regime semplificato, come l’IRAP e l’IRPEF. Questa imposta ad aliquota fissa viene applicata al reddito imponibile del contribuente.

Il calcolo del reddito imponibile del contribuente avviene applicando il coefficiente di redditività al ricavo annuo dopo avere sottratto i contributi. Questo coefficiente è legato al tipo di attività svolta e nel caso di uno studio di architetto è pari al 78%. 

L’Ordine degli architetti è dotato di una propria cassa previdenziale, chiamata Inarcassa. A questo ente vengono destinati i contributi previdenziali obbligatori per professionisti architetti. I contributi in questione sono quattro:

  • contributo soggettivo obbligatorio, il quale viene calcolato in percentuale sul reddito netto dichiarato ai fini IRPEF (è previsto un contributo minimo);
  • contributo facoltativo, ossia una contribuzione volontaria che contribuisce all’ammontare della pensione;
  • contributo integrativo, che rappresenta un ulteriore versamento obbligatorio per gli iscritti all’Albo Professionale. Viene calcolato in misura percentuale sul volume di affari da lavoro professionale dichiarato ai fini del calcolo IVA;
  • contributo di maternità/paternità, destinato alle indennità di paternità e maternità per tutti gli iscritti.

Scadenze acconti e saldo architetti in Regime forfettario

La prima data di scadenza da ricordare per gli architetti in regime forfettario è il 30 giugno. In questa data bisogna versare il saldo e il 50% dell’acconto sulle imposte dell’anno successivo. Il restante 50% di acconto dovrà essere versato entro il 30 novembre. Gli acconti versati rientrano poi nella dichiarazione dei redditi dell’anno successivo.

Per quanto riguarda i versamenti all’Inarcassa, le date di scadenza sono:

  • 30 giugno per il versamento della prima rata dei contributi minimi e contributo di maternità;
  • 30 settembre per il versamento della seconda rata dei contributi minimi e contributo di maternità;
  • 31 dicembre versamento del contributo facoltativo e dell’eventuale conguaglio contributivo.

Sei un architetto e vuoi lavorare in proprio? Ecco cosa devi sapere

Gli architetti che decidono di lavorare in proprio possono usufruire di notevoli vantaggi, come la tassazione agevolata e l’esenzione dalla tenuta dei libri contabili. La fatturazione elettronica, invece, è obbligatoria anche per gli architetti in forfettario.

Nonostante questo bisogna sapere che gli architetti che lavorano a regime forfettario sono tenuti a numerare e conservare le fatture di acquisto e le bollette doganali e hanno l’obbligo di certificare i corrispettivi.

Emissione della fattura come architetto

Nella fattura, l’architetto deve specificare i propri dati e quelli dell’acquirente oltre che le specifiche della transazione. Questi consistono di:

  • nome e cognome 
  • indirizzo
  • nome della ditta
  • partita iva
  • numero di fattura e data di emissione
  • descrizione del servizio fornito
  • valore del servizio
  • eventuali sconti applicati
  • valore totale e valore totale imponibile
  • aliquota IVA e totale iva

Sulla fattura va indicato la mancata applicazione dell’IVA utilizzando una dicitura come quella seguente: “Operazione senza applicazione dell’IVA, effettuata ai sensi dell’articolo 1, commi da 54 a 89, l. n. 190 del 2014 così come modificato dalla l. n. 208 del 2015 e dalla l. n. 145 del 2018”. Si è inoltre tenuti al pagamento di un’imposta di bollo da 2 euro per le fatture che superano i 77,47 euro di importo.

In conclusione per i neo architetti

Lavorare in proprio è un passo importante per crescere nella propria carriera e bisogna sfruttare a pieno i vantaggi concessi dalle partite IVA agevolate.

Proprio per questo è altamente consigliato trovare un consulente contabile di fiducia a cui rivolgersi per qualsiasi dubbio, dalla compilazione della fattura, alla dichiarazione dei redditi a fine anno. Chi preferisce risparmiare invece, può trovare moltissime risorse su internet e presso l’Ordine degli architetti della propria provincia.

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