I costi nascosti del forfettario: ecco perché non (sempre) conviene

Il regime forfettario viene presentato come il più conveniente fra i regimi fiscali. Ma le cose stanno davvero così?
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Il forfettario è un regime fiscale agevolato nato per favorire l’avvio di attività economiche. Per nuove partite IVA e ditte individuali è quasi diventato il regime naturale. Ma ogni decisione di questo tipo dovrebbe sempre essere valutata da un’attenta valutazione. Nel calcolo dei pro e dei contro, infatti, bisognerebbe includere anche i costi nascosti del forfettario.

Perché parliamo di costi nascosti? Perché non si tratta di veri e propri pagamenti, ovvero di un trasferimento di denaro dall’azienda al Fisco sotto forma di imposte. Ma sono comunque dei fattori che incidono notevolmente sulla liquidità del professionista o del commerciante, e sulla propria capacità di investire e crescere.

I costi nascosti del regime forfettario

È ormai opinione comune che il regime forfettario permetta di risparmiare molto sulle imposte sui redditi. Facendo una rapida ricerca su internet, fioccano gli articoli che parlano del forfettario come del regime fiscale in assoluto più conveniente. Se si rispettano i requisiti del forfettario – concludono questi testi – è caldamente consigliato aderirvi.

La matematica sembra semplice: l’imposta sostitutiva sui redditi del forfettario offrirebbe un risparmio elevato rispetto alle percentuali previste dagli scaglioni tradizionali IRPEF. Infatti, mentre le aliquote IRPEF partono dal 23%, l’imposta sostitutiva del regime forfettario è al 5% o al 15%.

Ma le cose stanno davvero così?

Il regime forfettario conviene davvero?

La verità è ben più complessa. Spesso, infatti, le informazioni online sul forfettario sono fornite da servizi di gestione fiscale che propongono ai propri clienti solo questo regime fiscale! E quindi non possono far altro che raccomandare il regime agevolato, omettendo così informazioni importanti.

D’altronde, quando mai la matematica è stata semplice? La realtà dei fatti è che il forfettario può essere conveniente per determinate categorie di attività. Per altre, invece, finisce per ridurre notevolmente il reddito netto mensile.

Per fortuna sei sul blog di Consulens, il servizio di gestione fiscale completa che copre tutti i regimi fiscali. Grazie alla nostra competenza non solo nel forfettario, ma anche nel semplificato e nell’ordinario, possiamo aiutarti a compiere una scelta davvero oculata e vantaggiosa.

Io sono Duilio De China, COO e Founder di Consulens, e in questo articolo ti illustrerò perché il regime forfettario potrebbe non essere l’opzione giusta per te. Quando avrai concluso la lettura, ti invito a contattare uno dei nostri commercialisti per ricevere una consulenza specifica sulla TUA situazione fiscale.

Il funzionamento del regime forfettario: il coefficiente di redditività

Adesso analizzerò nello specifico la tassazione del regime forfettario, partendo da un punto fondamentale per il calcolo del reddito imponibile: il coefficiente di redditività.

Se aderisci al regime forfettario, ti viene associato un coefficiente di redditività in base al Codice ATECO della tua attività.

Questo coefficiente, moltiplicato per il volume di affari (ossia il valore del fatturato realizzato nell’anno) dà origine al reddito imponibile. Su quest’ultimo si applicano dapprima i contributi da versare e successivamente l’imposta sostitutiva.

Il coefficiente di redditività, in un certo senso, stabilisce un prezzo a forfait dei costi che il professionista, l’artigiano, il commerciante hanno sostenuto per realizzare il proprio volume di affari.

In altre parole, il coefficiente di redditività è una stima dell’Amministrazione Finanziaria per ogni attività economica o professionale:

I Coefficienti di redditività principali sono:

  • 86%, utilizzato esclusivamente per il settore delle costruzioni e delle attività immobiliari;
  • 78%, applicato maggiormente alle attività professionali;
  • 67%, destinato alle attività di coltivazione, pesca, estrazione, attività produttive ed artigianali, parte delle attività di servizi;
  • 62%, attribuito esclusivamente ad agenti, mediatori e procacciatori;
  • 54%, solo per il commercio ambulante;
  • 40%, per una parte residuale delle attività industriali, la quasi totalità delle attività commerciali ed hospitality.

Il calcolo del reddito netto in regime forfettario

Per fare una valutazione da un punto di vista economico, prendiamo in esame un professionista (ingegnere), un artigiano ed un commerciante, i cui coefficienti di redditività sono rispettivamente 78%, 67% e 40%. Nella tabella qui in basso trovi gli esempi a partire da un fatturato medio di 40.000 € e di fascia alta (80.000 €).

In rosso sono le spese relative a contributi della cassa di riferimento e l’imposta sostitutiva, con relativo peso percentuale sul fatturato. In verde trovi invece quanto rimane in tasca alla partita IVA: reddito netto annuale, mensile e rapporto fra reddito e fatturato.

Voci

Professionista

(ingegnere)

Artigiano

Commerciante

Fatturato

40.000€

80.000€

40.000€

80.000€

40.000€

80.000€

Coefficiente Redditività

78%

67%

40%

Reddito imponibile

31.200€

62.400€

26.800€

53.600€

16.000€

32.000€

Contributi

7.800€

15.500€

6.500€

13.000€

4.500€

7.800€

Imposta sostitutiva

1.200€

2.350€

1.000€

2.000€

600€

1.200€

Peso % (Contributi + Imposta sostitutiva) su Fatturato

22,5%

22,3%

18,7%

18,7%

12,7%

11,2%

Reddito netto dell’anno

22.250€

44.600€

19.300€

38.600€

10.900€

23.000€

Reddito netto medio mensile

1.850€

3.700€

1.600€

3.200€

900€

1.900€

Rapporto % Reddito netto / Fatturato

55,6%

55,7%

48,2%

48,2%

27,2%

28,7%

Come puoi vedere, a parità di fatturato, un professionista ottiene un reddito netto medio mensile di poco superiore a quello dell’artigiano, ma doppio rispetto a quello del commerciante.

Potremmo quindi già concludere che, oggettivamente, il reddito mensile medio del commerciante è davvero basso (900 €). Per poter ottenere un reddito più interessante, dovrebbe stare nella fascia alta del fatturato del regime forfettario, attorno agli 80.000 €.

Il nostro commerciante, quindi, dovrà sempre stare molto attento a non superare gli 85.000 € di fatturato, limite del regime forfettario.

Questo è quanto riguarda la valutazione economica. Ma, alla fine dei conti, quanto riesce a portarsi a casa ciascuno di questi forfettari? Ben scoprirlo manca un altro tassello fondamentale: l’IVA delle fatture passive.

Quanto si guadagna (davvero) con il forfettario?

Come già saprai, i soggetti in regime forfettario emettono fatture esentate dall’IVA, ma le fatture che ricevono la includono. Non esistendo costi detraibili, l’IVA passiva si aggiunge ai costi della partita IVA forfettaria.

Per determinare il valore della quota IVA sulle fatture ricevute, ho utilizzato un’aliquota IVA media del 15%.

Nella successiva tabella trovi i dati di quella precedente con l’aggiunta del valore dell’IVA corrispondente alle fatture ricevute. L’imponibile IVA è calcolato sulla differenza tra il fatturato ed il reddito imponibile, ottenuto sempre attraverso il coefficiente di redditività.

Voci Professionista (Ingegnere) Artigiano Commerciante
Totale incassi per fatture emesse 40.000€ 80.000€ 40.000€ 80.000€ 40.000€ 80.000€
Coefficiente Redditività 78% 67% 40%
Imponibile Fatture ricevute 8.800€ 17.600€ 13.200€ 26.400€ 24.000€ 48.000€
IVA su Fatture ricevute 1.300€ 2.600€ 2.000€ 4.000€ 3.600€ 7.200€
Contributi 7.800€ 15.500€ 6.500€ 13.000€ 4.500€ 7.800€
Imposta sostitutiva 1.200€ 2.350€ 1.000€ 2.000€ 600€ 1.200€
Totale Uscite 19.100€ 38.050€ 22.700€ 45.400€ 32.700€ 64.200€
Peso % ( IVA + Contributi + Imposta sostitutiva) su Totale Entrate 47,8% 47,6% 56,8% 56,8% 81,8% 80,3%
Saldo netto dell’anno 20.900€ 41.950€ 17.300€ 34.600€ 7.300€ 15.800€
Disponibilità liquida  media mensile 1.700€ 3.500€ 1.400€ 2.900€ 600€ 1.300€
Rapporto % Saldo netto / Totale Entrate 52,2% 52,4% 43,2% 43,2% 18,2% 19,7%

L’impatto dell’IVA sul reddito della partita IVA

Con le rettifiche dovute all’IVA, un professionista porta a casa circa il 52% del fatturato, anziché il 55-56%; un artigiano si attesta sul 43%, invece del 48% risultante dall’analisi economica; un commerciante non arriva al 20% di quanto è riuscito a produrre, anziché il 27-28% precedente.

Dato che i soggetti in regime forfettario non possono detrarre l’IVA che ricevono dalle fatture dei propri fornitori, questa diventa un costo che va a erodere il reddito effettivo. E questo è un problema tanto più forte quanto è più basso il coefficiente di redditività.

Come si è visto, infatti, un commerciante (con un coefficiente di redditività del 40% e quindi molte fatture di acquisto merci e servizi) paga molta IVA che poi non si ritrova più nelle tasche. Poiché non è possibile detrarre l’IVA delle fatture ricevute, il forfettario non si presenta vantaggioso nei casi in cui il coefficiente di redditività è più basso.

Regime forfettario: quando non conviene?

Come abbiamo visto, il regime forfettario è conveniente per le attività con un coefficiente di redditività alto, in particolare per i professionisti.

Ad un artigiano alla sua prima esperienza imprenditoriale il forfettario può essere consigliato, ma facendo le giuste valutazioni.

Infine, per un commerciante è molto probabile che il regime forfettario non sia l’opzione migliore: pensare di ritrovarsi la disponibilità di meno del 20% del fatturato prodotto non può certo farlo considerare un regime fiscale vantaggioso!

Spero che questo articolo abbia chiarito alcuni punti sul regime agevolato che, purtroppo, rimangono ancora oggi oscuri a moltissime partite IVA. Se hai ancora dubbi, prenota una consulenza con un commercialista Consulens.

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