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Regime ordinario, semplificato e forfettario: quale conviene?

A chi conviene il regime semplificato? E il forfettario? Ecco una guida per scoprire quale regime fiscale conviene alla tua impresa.
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Ogni anno, condizioni permettendo, hai la possibilità di modificare le modalità di pagamento delle imposte. Puoi optare per il regime ordinario, per il regime semplificato o per il regime forfettario. Ma quale scegliere? La risposta breve è: dipende.

La questione rimane anche in caso di apertura di una nuova attività. Si tratta sempre di un momento delicato: ci si deve occupare non solo di una serie di elementi inerenti all’attività, ma anche di tutto il corollario tecnico-burocratico. Non per questo bisogna scoraggiarsi. L’importante è armarsi di tanta pazienza e di informazioni su tutto quanto può agevolare la crescita d’impresa. Uno di questi fattori è senz’altro il regime contabile o fiscale. La scelta di quest’ultimo è tutt’altro che scontata.

In linea di principio, una società di capitali opterà per il regime ordinario, mentre per una nuova partita IVA da professionista la scelta più naturale sarebbe quella del forfettario. Ma fra questi due estremi c’è una realtà d’impresa estremamente variegata, e non è detto che vada sempre in questo modo. E se anche fosse così, ogni decisione imprenditoriale va sempre fatta in maniera consapevole.

Perciò leggi questa guida per conoscere le differenze fra i tre regimi fiscali e per scoprire quale conviene alla tua attività.

Regime fiscale: cos’è, tipologie

Prima di proseguire nell’analisi, è utile avere chiara la definizione di regime fiscale.

Il regime fiscale, detto anche regime contabile, è l’insieme di procedure, regole e adempimenti che ogni partita IVA deve rispettare per mantenere il suddetto regime e non andare incontro a sanzioni.

Il regime fiscale però non è fatto solo di norme: può anche rappresentare un’opportunità per risparmiare sulle spese. In Italia sono attualmente vigenti tre regimi contabili i cui vantaggi variano in base al codice ATECO e alla tipologia di attività.

Come anticipato, i regimi fiscali in Italia sono:

  1. regime ordinario
  2. regime ordinario semplificato (o regime delle imprese minori)
  3. regime forfettario (agevolato, che sostituisce l’ex regime dei minimi)

In linea di principio, se hai appena aperto la partita IVA e conti di guadagnare meno di 65.000 euro l’anno, il terzo è quello che fa per te. Per accettartene, ti consigliamo di leggere la nostra guida al regime forfettario 2022. Ricordiamo che quest’ultimo è dedicato a tutte le partita IVA individuali, ovvero lavoratrici e lavoratori autonomi e ditte individuali.

Il regime semplificato può invece essere adottato da

  • tutte le persone fisiche che esercitano l’attività commerciale come ditta individuale che non possono o non vogliono accedere al regime forfettario
  • enti non commerciali
  • società di persone

Il regime ordinario è invece dedicato a tutte quelle imprese che non rientrano né nel regime semplificato né nel forfettario.

Come stabilire se la tua attività rientra in uno dei tre regimi? La valutazione si effettua non solo in base al tipo di attività, ma soprattutto sui ricavi dell’anno precedente. Vediamo la tabella riassuntiva.

Adesso vediamo i particolari dei tre regimi.

Regime fiscale ordinario

Il principale limite del sistema fiscale ordinario è la sua complessità: richiede direttive specifiche per ogni tipo di reddito (stipendio, guadagni da investimenti e così via), il che rende difficile la compilazione per chi non è molto bravo in matematica o non ha molto tempo da dedicare alle tasse. Da non sottovalutare anche gli elevati costi amministrativi associati alla tenuta di più registri contabili durante l’anno.

Poiché ogni impresa ha esigenze diverse a seconda di quanto denaro guadagna al mese e di quante detrazioni si applicano a tali guadagni, chiunque non comprenda appieno regole, detrazioni e incentivi alle imprese potrebbe perdere ghiotte opportunità di risparmio (anche sostanzioso). Per aggiornarti sempre su tutte le ultime novità fiscali, non mancare di iscriverti alla newsletter di Consulens.

Quando è obbligatorio il regime ordinario

La prima cosa da sapere sul regime fiscale ordinario è che per alcune categorie di soggetti è obbligatorio. Queste sono:

  • società di capitali (S.p.A, S.r.l., S.r.l.s, S.a.p.a.), società cooperative e mutue assicuratrici
  • enti pubblici o privati, associazioni non riconosciute e consorzi il cui oggetto principale o esclusivo è l’esercizio di attività commerciali
  • organizzazioni di società stabili ed enti non residenti

Il regime ordinario è obbligatorio anche per le seguenti categorie di soggetti nel caso in cui superino il limite di ricavi di 400.000 (servizi) o 700.000 euro (altre attività):

  • persone fisiche che esercitano attività commerciale
  • società di persone (S.s., S.n.c. e S.a.s.)
  • enti non commerciali che esercitano un’attività commerciale

Regime ordinario: obblighi

Come anticipato, operare nel regime ordinario significa rispettare maggiori adempimenti. Nello specifico, sia per la normativa civilistica che per quella fiscale le imprese devono tenere i seguenti libri obbligatori:

  • libro giornale
  • libro degli inventari
  • registri IVA
  • libro delle scritture ausiliarie
  • registro dei beni ammortizzabili
  • registro delle scritture ausiliarie di magazzino (quest’ultimo solo in casi specifici)

La tenuta dei registri IVA non è più obbligatoria dal 2019 per chi esegue la fatturazione elettronica (pur con qualche complicazione).

Regime fiscale semplificato

Il regime fiscale semplificato è destinato alle piccole imprese con un fatturato inferiore a 400.000 euro, nel caso di attività di prestazioni di servizi, o 700.000 euro per altre attività.

Il regime semplificato può essere adottato da:

  • persone fisiche (professionisti e ditte individuali)
  • società di persone (S.n.c. e S.a.s)
  • enti non commerciali che esercitano un’attività commerciale in via non prevalente

Dalla riforma del DPR 695/1996, la contabilità semplificata è il regime naturale di contabilità per professionisti ed esercenti. Ciò significa che, qualora questi ultimi non rientrino nel forfettario, si ritrovano automaticamente nel regime semplificato.

Chi rientra nel forfettario non è comunque obbligato ad adottarlo. Dato che nel regime agevolato non è possibile “scaricare” i costi, a volte il forfettario può non essere conveniente.

Gli obblighi del regime semplificato

In caso di fiscalità semplificata, i libri obbligatori sono:

  • registro incassi e pagamenti
  • registro IVA fatture emesse
  • registro IVA acquisti
  • registro beni ammortizzabili
  • registro delle somme in deposito

Sono invece esonerati dalla tenuta del libro giornale e dalla predisposizione del bilancio di esercizio.

I vantaggi della contabilità semplificata

Fra i numerosi vantaggi della contabilità semplificata rispetto a quella ordinaria, troviamo quello afferente al principio di cassa. Quest’ultimo prevede che il reddito delle contabilità semplificate sia individuato a partire dai ricavi effettivamente incassati e non dal fatturato.

Cosa vuol dire esattamente? Che un’impresa in regime fiscale semplificato calcolerà il reddito imponibile con il principio di cassa: sottraendo all’ammontare di ricavi e altri proventi percepiti nel periodo di imposta alle spese sostenute nello stesso periodo.

I contribuenti in regime semplificato hanno la possibilità di opzionare la contabilità ordinaria per un anno. Possono fare ciò in due modi: compilando il quadro VO della dichiarazione IVA 2022; con il comportamento concludente (applicando cioè in maniera naturale il regime ordinario).

Regime fiscale forfettario

Il forfettario è un regime fiscale agevolato per professionisti, commercianti e imprese individuali. Non è un regime fiscale per piccole imprese.

Per comprendere gli svantaggi del regime semplificato, bisogna paragonare le sue caratteristiche proprio a questo regime forfettario.

Vantaggi del regime forfettario

Rispetto ai regimi di contabilità semplificata e ordinaria, la contabilità forfettaria prevede numerosi vantaggi.

In particolare, le partite IVA afferenti a questo regime sono esonerate da

  • addebito dell’IVA
  • dichiarazione annuale
  • registrazione fatture, corrispettivi e acquisti

Non dover addebitare l’IVA in fattura ai clienti rappresenta per la partita IVA forfettaria un grande vantaggio sui competitor in regime ordinario e semplificato. I prezzi dei tuoi prodotti o servizi possono quindi essere sensibilmente più bassi di quelli dei concorrenti.

La gestione snella di oneri e adempimenti, inoltre, ti permette di risparmiare sui costi del commercialista. Esistono ormai molte piattaforme online che permettono di gestire la partita IVA forfettaria in maniera semplice.

La partita IVA agricola, anche se si avvale del regime forfettario, è assoggettata all’obbligo di tenuta delle scritture contabili.

Come nel semplificato, anche nel forfettario vale il principio di cassa e non di competenza. Ciò significa che, quando si calcola l’imponibile relativo all’anno precedente, un pagamento fatturato l’anno precedente ma ricevuto soltanto nell’anno in corso non va conteggiato.

In generale, il regime forfettario è molto conveniente in termini di tassazione: all’imponibile, calcolato con un coefficiente di redditività specifico per codice ATECO, si applica un’imposta sostitutiva del 15% (o del 5% nel corso dei primi 5 anni di attività). Per il semplificato, invece, gli scaglioni IRPEF partono da un minimo del 23%.

All’imposta sostitutiva vanno aggiunti i contributi previdenziali, che sono più o meno gli stessi degli altri regimi contabili.

Svantaggi del regime forfettario

Gli stessi benefici del sistema forfettario comportano anche degli svantaggi. Dato che non si paga l’IVA e le spese vengono conteggiate nella somma forfait, ad esempio, non è possibile dedurre i costi.

Se quindi la tua attività prevede molte spese scaricabili, potresti preferire il regime semplificato.

C’è anche un forte limite per quanto riguarda le spese per i collaboratori, che non possono superare i 20.000 euro.

Per poter accedere al forfettario e hai già un contratto da lavoro dipendente, inoltre, questo non deve superare i 30.000 euro di RAL.

Ci sono infine alcune eccezioni all’esonero IVA:

  • acquisti intracomunitari
  • prestazioni di servizi generiche
  • in tutti i casi in cui ci si avvale del reverse charge

Regime fiscale: quale scegliere?

Come abbiamo visto, i regimi fiscali in Italia sono tre: ordinario, semplificato e forfettario. La scelta di uno di questi sistemi contabili non è sempre semplice per una piccola impresa individuale. Ammesso che la tua attività rientri in ognuno dei tre, tutti presentano vantaggi e svantaggi.

Per questo motivo è necessario valutare attentamente quale delle tre opzioni disponibili possa aiutare al meglio la propria azienda a crescere e a rimanere redditizia.

A tutti coloro che sono in dubbio su quale regime fiscale scegliere, consigliamo di considerare innanzitutto i possibili utili – imponibili o meno – che l’attività potrebbe generare.

In questa guida hai visto quali sono le principali caratteristiche e a quali tipi di obblighi e adempimenti devi sottostare per mantenere ogni regime.

Rivediamole rapidamente.

Differenze fra i tre regimi fiscali

Regime ordinario:

  • principio di competenza
  • obbligo di tenere libro giornale, libro inventari, libri sociali per le società di capitali, registri IVA, beni ammortizzabili
  • obbligo di IVA sulle fatture, fatturazione elettronica, versamento della ritenuta d’acconto, pagamento Irap, Irpef, addizionali regionali e comunali
  • Nessun limite massimo ai ricavi per prestazioni di servizi e altre attività

Regime semplificato:

  • principio di cassa
  • obbligo di tenere registri IVA, incassi e pagamenti
  • obbligo di IVA sulle fatture, fatturazione elettronica, versamento della ritenuta d’acconto, pagamento Irap, Irpef, addizionali regionali e comunali
  • limite di ricavi a 400.000 euro per servizi e a 700.000 euro per le altre attività

Regime forfettario:

  • esonero dalla tenuta di scritture contabili
  • esonero dall’applicazione di IVA sulle fatture, dalla ritenuta d’acconto, dal versamento dell’imposta, dall’applicazione Irap, Irpef, addizionali regionali e comunali
  • fatturazione elettronica obbligatoria dal 1 luglio 2022
  • imposta sostitutiva sui redditi del 15% (ridotta a 5% per i primi 5 anni)
  • limite di ricavi fissato a 65.000 euro
  • limite massimo di spese per lavoro dipendente a 20.000 euro
  • per artigiani e commercianti possibilità di riduzione del 35% sui contributi

Come scegliere il regime fiscale?

Consigliamo di prendere tempo per analizzare la tua situazione e di chiedere aiuto a un consulente fiscale. Inoltre, non devi sottovalutare l’importanza di conoscere le conseguenze della tua scelta. Il passaggio da regime forfettario a semplificato (e viceversa) non è comunque troppo difficile.

Naturalmente preferisci un regime fiscale che massimizzi il denaro. Ma qual è quello giusto per te? In realtà, solo una consulenza con un commercialista esperto può generare una decisione adeguata. Se è vero che alcuni regimi possono essere più ideali di altri per determinati scenari, ciò che conta in ultima analisi è come queste opzioni si adattano alla situazione attuale della tua azienda e ai piani per il futuro.

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